Heimat e noi, cronaca di famiglie con o senza virgolette

Ho approfittato della sua breve presenza nei cinema per vedere “L’altra Heimat - cronaca di un sogno”, il capitolo ottocentesco del grande romanzo di Edgar Reitz. Non starò a dire lo splendore.
8 AGO 20
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Ho approfittato della sua breve presenza nei cinema per vedere “L’altra Heimat - cronaca di un sogno”, il capitolo ottocentesco del grande romanzo di Edgar Reitz. Non starò a dire lo splendore. Dirò solo che, tema tra i temi, ma consustanziale alla Storia e alla Patria e al cuore dell’Europa, c’è il matrimonio e la famiglia indissolubile cristianamente intesa, pure in versione protestante. E sono storie di amori aspri e senza parole, ma più solidi di ogni durezza della terra e dei cuori. Sono storie di matrimoni mancati, sbagliati, santificati a dispetto dei santi o rovinati a dispetto dell’amore e delle migliori intenzioni. Amori tra uomini e donne che non sanno dirsi, omofilie neppure sfiorate col pensiero, matrimoni senza alternativa che si intrecciano o si intrappolano fino a strangolare, in ogni caso impossibili da dipanare, se non da sciogliere, davanti a Dio e (soprattutto) davanti agli uomini. E sono storie di figli come doni o come danni, scacciati lontano ma sempre tenuti legati stretti, di figlie zoppe e inservibili ma pure amate. Sono l’amore il matrimonio e la famiglia per come il Dio cristiano li ha plasmati nei secoli, un cammino rude e sicuro, a volte dolcissimo, ma non spessissimo, per condurre tutti al proprio destino, inteso eterno. Ma non sempre. Famiglie senza virgolette. Imperdonabili, perdonate o imperdonate. Per il resto non so, e se ne riparlerà fuori dalle righe. Ma se esistesse il divorzio breve, ci sono uomini che una volta nella vita vorrei sposare. Giuliano Ferrara, ad esempio.